Home ATTUALITA’ In Lombardia coprifuoco, centri commerciali e grandi negozi chiusi nel weekend

In Lombardia coprifuoco, centri commerciali e grandi negozi chiusi nel weekend

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Il provvedimento scatta giovedì fino al 13 novembre, andranno rivisti gli orari di chiusura di bar e ristoranti e stabilito quali esercizi commerciali possono restare aperti nel fine settimana. Il virologo: “Vanno tentate le misure restrittive”.

Oggi è il giorno della messa a punto: tante le cose da capire e da organizzare. A partire dalla revisione degli orari di chiusura di bar e ristoranti, per poter permettere a tutti di essere a casa e non per strada entro l’ora X. Da giovedì e fino al 13 novembre, salvo cambi di programma, sarà coprifuoco in Lombardia dalle 23 alle 5 di mattina. La proposta approvata all’unanimità dai sindaci dei capoluoghi di provincia e fatta propria dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, ha già l’ok del ministro della Salute Roberto Speranza. Un provvedimento che il governatore definisce “simbolico”, ma che punta ad abbassare la curva dei contagi che in regione sale da giorni. “Tutte le misure restrittive avranno un effetto sulla trasmissione del virus, il coprifuoco è un passo che va sicuramente tentato prima di arrivare a una chiusura generalizzata, per evitare un nuovo lockdown”, commenta Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all’università di Padova, ad Agora’ su Rai 3.

La nuova ordinanza entrerà in vigore già dopodomani e durerà fino al 13 novembre. Dalle 23 su tutto il territorio lombardo non si potrà circolare. Non solo bar e ristoranti chiusi, quindi, ma il divieto assoluto di spostamento ad esclusione dei casi ‘eccezionali’ (motivi di salute, lavoro e comprovata necessità, e quindi bisogna capire anche se si torna al sistema delle autocertificazioni). In più, la chiusura il sabato e la domenica dei centri commerciali e i negozi della grande e media distribuzione – e anche qui bisognerà capire se la misura riguarda anche le catene di abbigliamento dei grandi assi commerciali – tranne quelli che vendono prodotti alimentari o beni di prima necessità.

Fonte: Milano la Repubblica.it