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Biancoshock: il performer milanese e le sue provocazioni urbane

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Effimero realismo”: è così che Francesco Biancospavento, in arte “Biancoshock”, definisce la sua arte urbana. Il performer milanese, 37 anni, ha esordito come graffitaro ed ora delle sue provocazioni urbane sono piene soprattutto le periferie di Milano. La strada è, a seconda dei casi, la sua tela o il suo palcoscenico.

Biancoshock è riuscito, con la sua bravura, a trasformare i tombini in monolocali arredati di tutto punto. Siccome lavora senza autorizzazioni o permessi, succede spesso che qualcuno si porti a casa l’opera e poi gli mandano foto per mostrare dove l’hanno posizionata. Ciò che conta- sottolinea Francesco- non è l’opera in sé stessa, ma il messaggio che vuole comunicare.

Le sue opere, che rappresentano un riuscitissimo mix di arte contemporanea e spunti “indie”, sono arrivate persino sulla rivista del Moma e al Macro di Roma. “Il mio obiettivo– dichiara l’artista- è riuscire a catturare l’attenzione delle persone in pochissimi secondi”.

Le tecniche utilizzate sono sempre diverse, per cui anche il pubblico e i destinatari delle opere cambiano. Negli ultimi anni Biancoshock si è dedicato all’arte pubblica, che se in Italia trova ancora poco riscontro, in altri Paesi europei è una realtà consolidata. Spesso il luogo riesce a suggerire l’intervento artistico più adatto da realizzare. “Il luogo è parte dell’opera”, spiega l’artista meneghino.

Da dove prende ispirazione per realizzare le sue “provocazioni urbane”? “Dall’attualità sociale e dalla politica”, ha risposto. Tra gli oggetti privilegiati delle sue opere pittoriche vi è il traffico, i disservizi pubblici, i migranti. E la vita delle periferie milanesi in generale, che ama mettere in risalto anche negli aspetti positivi.

Chi lo desideri può visitare la mostra personale di Francesco Biancospavento che sarà aperta al pubblico fino al 21 Dicembre alla Wunderkammern di via De Amicis.